3 Novembre 2010
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“Leggetegli le favole già a sei mesi e a scuola saranno più bravi”. “Non lasciate piangere i neonati o comprometterete il loro futuro scolastico”. “Allattateli al seno per almeno un anno e diventeranno più intelligenti”. Sono le raccomandazioni di tre studi,due americani e uno italiano, pubblicati su prestigiose riviste scientifiche. Mi chiedo se rendere intelligente il loro bambino sia, per le mamme, urgente quanto lo è per i luminari della pediatria mondiale. Io, prima di tutto, vorrei che i miei figli fossero felici. Cosa li aiuterà, da grandi, a essere felici? Me lo chiedo ogni volta che, come tutti i genitori, aggiungo un pezzo al bagaglio che li accompagnerà nella vita.Vado a tentoni, madri ci si improvvisa un po’ per giorno, Continua a leggere »
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27 Ottobre 2010
Qualche giorno fa, insieme a mia figlia di 7 anni, ho toccato un iPad per la prima volta in vita mia. Abbiamo lanciato un videogioco spettacolare, certe auto da rally che sembravano in 3D. Sullo schermo non un pulsante, una freccia, uno “start”, niente; mi spiace deluderti, ma non so farlo partire, ho detto, e lei: ma mamma, lo so io. Ha preso in mano l’iPad, per la prima volta in vita sua, l’ha inclinato da una parte e dall’altra e il gioco è iniziato.
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4 Ottobre 2010

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Qualche giorno fa ho finito di leggere ai miei bambini il quinto libro di Harry Potter, ne vanno pazzi. Dopo ogni libro vediamo il film. Alla lettura serale non rinuncerebbero per niente al mondo, non c’è minaccia peggiore che «stasera non leggo!». Iniziano a calcolare con preoccupazione tra quanto avremo finito anche gli ultimi due, ogni sera mi chiedono se la Rowling ne scriverà altri: non credo, rispondo, ma ci mancano altre 1.400 pagine, e si consolano. Però pochi giorni fa, ospite dello show di Oprah Winfrey, la “nostra” Joanna Kate è stata possibilista: «i personaggi sono ancora nella mia testa» ha detto. Non ha detto che lo farà, ma che potrebbe. I miei figli sarebbero felici. Personalmente preferirei che partorisse altri mondi, Continua a leggere »
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3 Ottobre 2010
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[Ho scritto questo articolo quattro anni fa. L’ho ripescato ora, dopo aver letto il romanzo sui quarantenni di Michael Cunningham. Trentenni e quarantenni esprimono, come ogni categoria generazionale, tratti sintetici e riduttivi. Eppure continuo a sentire del vero in queste sintesi: e da allora a oggi, dagli enta agli anta, quello che sentivo (e che qui ho raccontato) oggi lo sento ancora, anche se con colori trasformati dal procedere della stagione…].
L’altro giorno, mentre vagavo senza meta in libreria, un libretto mi ha chiamata: si intitola I trentenni, la generazione del labirinto di Françoise Sand, psicoterapeuta di grido in Francia. Erano settimane che, nelle riunioni di redazione, si provava a progettare un articolo sui trentenni e, sempre, si finiva con un buco nell’acqua: non c’era una tesi da sposare o da smontare. Ho comprato il saggio (pubblicato da Feltrinelli) e mi ci sono buttata col vago senso di sfida con cui guardo il mio oroscopo: vediamo se sa davvero chi sono io! Continua a leggere »
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21 Settembre 2010

Una lettrice ha recensito su questo blog La solitudine dei numeri primi, celeberrimo libro (e ora anche film) di Paolo Giordano, all’epoca 27enne fisico e scrittore esordiente. È un romanzo che si beve come un bicchier d’acqua, e si dimentica con la stessa facilità. I personaggi sono un guizzo, un lampo di intuizione, ma spessore zero. Quando l’ho letto ho pensato: bravo l’editor che ha scelto il titolo – ormai è cosa risaputa chi l’ha scelto e quanto abbia contato, quel titolo, per scalare la classifica. E il secondo pensiero è stato: bandiamo un concorso? Scrivi un romanzo intitolato “La solitudine dei numeri primi”.
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21 Settembre 2010
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Ho sempre amato il punto e virgola. Detesto la “d” eufonica quando la e precede una parola con vocale – preferisco Abelardo e Eloisa a Abelardo ed Eloisa. Però amo il punto e virgola. Ci sono vecchi arnesi della grammatica che l’italiano dei tempi moderni ha pensionato, e perché no? Ma il punto e virgola no! È una pausa sottile nel respiro di una frase non finita: se usi il punto frammenti il pensiero; se usi la virgola sforzi il fiato. Che bello trovarlo difeso pubblicamente da Silvia Avallone, sul Corriere della sera di oggi. Il suo articolo inizia così: «Dostoevskij racconta così l’attimo seguente a quello in cui Raskolnikov cala l’accetta sulla nuca della vecchia strozzina: “Egli si scorsò, la lasciò cadere e subito si chinò verso il suo viso; era già morta”. Continua a leggere »
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16 Settembre 2010
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[Potete leggere questo pezzo anche su www.passeggiandoinbicicletta.it un sito che propone itinerari, mappe e impressioni di chi ha fatto una gita o un viaggio in bicicletta]
Quattro adulti, quattro bambini lungo il Danubio, da Passau a Vienna, cinque giorni ai pedali, bagaglio al seguito: finalmente i miei figli sono abbastanza grandi per la vacanza che sogno da sempre. Duecento chilometri, riva nord, riva sud, i battelli di legno per attraversare, la sera cercare un posto in cui dormire, e fermarsi stanchi ma già col pensiero di ripartire. In un viaggio in bicicletta alcune comuni leggi della fisica e del corpo non valgono più. Tanto per cominciare la velocità non è il rapporto tra lo spazio e il tempo, Continua a leggere »
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18 Agosto 2010
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Qualche giorno fa, mia figlia Costanza mi assillava perché le affidassi una scatola di confettini da cui era attratta. Per un po’ sono state promesse e suppliche: «Dopo cena te ne do qualcuno», «No, dammeli tutti, voglio tenerli io!». Nella sfida con una figlia di tre anni il rischio di avere la peggio è alto, nessun adulto sa più resistere a oltranza. Così una sera, mentre ero impegnata a percorrere col dito la libreria a caccia di qualcosa, le ho detto sì. Costanza è corsa a nascondere il suo tesoro, mentre io cercavo il mio: un libro già letto, che quando lo apri la seconda volta ha sempre una perla da regalare – ne prendo uno ogni volta che resto orfana di quello appena terminato e non ho ancora deciso cosa leggere dopo. Quella sera, delle cento pagine di Una nuvola come tappeto di Erri De Luca, si è aperta la 71. È il capitolo sul Deuteronomio, uno dei testi della Bibbia a cui De Luca ha dedicato i suoi suggestivi commenti. La storia è questa: Continua a leggere »
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17 Agosto 2010
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Ogni tanto riprendo in mano i libri già letti, corro alle pagine con l’orecchio piegato, so che lì qualcosa mi aveva colpita. Ogni citazione risuona in modo nuovo secondo il momento in cui la rileggo. Certe parole di Diana Athill (Da qualche parte verso la fine, Bur, 2010, € 9,00), per esempio: di lei ho già scritto in la libertà dei vecchi, ma è da leggere e rileggere ancora e ancora, pensando che questo libro lo ha scritto a 89 anni. Qualche frase vale la pena di raccoglierla e tenerla da parte. Per le citazioni: Continua a leggere »
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5 Agosto 2010

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Paolo Rumiz, È Oriente (Feltrinelli, 2005, € 7,50). «In un viaggio lento tutto si riempie di simboli: la salita è penitenza, il bivio è scelta, il rettifilo introspezione. Il ponte è passaggio sicuro sull’acqua, sul pelago dell’incognito». Rumiz, che fa il giornalista ma è un viaggiatore, racconta i suoi seicento chilometri in bici col figlio, da Trieste a Vienna. Li ho percorsi anch’io, per un tratto. Passau, Inzell, Linz, Enns, Grein, Melk, quattro adulti, quattro bambini, otto biciclette lungo il Danubio, diretti a Vienna, per il fiume o tra campi di soia, orzo, mais, cavoli e frumento con le spighe gonfie ripiegate all’ingiù. Continua a leggere »
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