diventare adulti senza crescere
(Natzume Soseki Il signorino)

20 Dicembre 2010
Scritto da: Stefano

Natzume Soseki, Il signorino (Neri Pozza, 2007, € 14,50, traduzione di Antonietta Pastore). La rigida società giapponese vista da un bocchan, uno che non cresce, non si rassegna e rifiuta la contrapposizione tra forma e sostanza della società giapponese di inizio Novecento (ma potrebbe essere la società giapponese odierna, Continua a leggere »

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Harumi Setouchi La virtù femminile

17 Dicembre 2010

Scritto da: Chiara Balzarotti

Harumi Setouchi, La virtù femminile (Neri Pozza, 2006, €14,50). «Le ceree guance della maiko s’imporporarono: “Ti regalo questo”, gridò e premette sul petto dell’uomo qualcosa che aveva tolto dallo scollo della veste. Otomune, sbigottito, incerto,aprì il fazzoletto, emise un grido acuto e scagliò l’involto sul pavimento: “È un dito! Si è tagliata un dito!”» (pag. 179). Incuriosita dal mondo della geisha in Giappone, ho notato questo libro che mi ha subito colpito per la copertina, che raffigura una geisha di spalle e, soprattutto, per il nome dell’autrice: giapponese. Chi poteva descrivere più realisticamente questo mondo così bello eppure brutale? Mi è sorto, però, un dubbio: l’autrice avrebbe potuto omettere molti particolari, vista la riservatezza dei giapponesi e vista la delicatezza dell’argomento (Arthur Golden è stato denunciato per aver citato nelle fonti del suo libro il nome di una geisha); tuttavia, mi sono dovuta ricredere, perché le descrizioni sono realistiche e, come in questo caso, crude, colme di passione e di violenza.
Tami è sempre insoddisfatta, prigioniera del suo rapporto distorto con gli uomini e, in particolare, con l’amore: la sua sete di passione e affetto sembra insaziabile e nessun gesto, neanche quello più estremo, riesce a darle quello che vorrebbe. Continua a leggere »

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who’s that girl?

17 Dicembre 2010
Scritto da: Nicoletta Giorgio

Era il 4 settembre del 1987 la prima volta che mi feci quella domanda. Avevo dieci anni e Torino per me era Largo Orbassano, i giardini della pista, la scuola elementare Augusto Berta. Dividevo la camera con mio fratello, c’era il poster di Platini alla parete, ma non si riusciva a vedergli la faccia perché quell’impedito lo aveva attaccato con lo scotch da pacchi, quello marrone, e non lo aveva messo dietro, aveva messo una striscia tutta lunga proprio sul bordo superiore della foto e gli aveva coperto occhi e naso. Dalla mia parte avevo quello di Cristina D’avena e quell’inverno ero anche andata al suo concerto, o meglio io e Barbara, la mia amica che aveva il bar sotto casa mia, ci eravamo travestite, era carnevale, io da fatina e lei da principessa, ed eravamo andate davanti al palazzetto dove cantava, con sua mamma (i miei non ci avrebbero mai accompagnate, non erano tipi da concerto e bocciavamo tutte queste cose con aria sufficiente, ed io mi sentivo un po’ scema perché a me piacevano e solo dopo avrei capito che avevo ragione io e che la loro era paura). Non ci avevano fatto entrare. Tutto esaurito. Noi avevamo pianto tutte le nostre lacrime e la mamma di Barbara ci aveva portato al bar a fare merenda e noi avevamo il trucco sfatto dal dolore.
Ma Torino era anche Disco Giallo, per noi. Era su due piani, aveva due vetrine e vendeva tutta la musica del mondo. Ci compravamo le cassette, e ci sentivamo un po’ più moderni dei nostri genitori che ascoltavano i dischi, e mio padre ci aveva comprato il mangiacassette della Sony (sosteneva che le marche giapponesi fossero le migliori) e non potevamo toccare il suo piatto per i dischi perché diceva anche che gli rompevamo la puntina e che poi gli rigavamo tutto il vinile. Ma a noi non importava, e andavamo da Disco Giallo, ed io mi compravo le cassette di Cristina D’Avena, mio fratello quelle degli “Europe” e di Samantha Fox, una che aveva un seno enorme e si vestiva tutta di pelle, e mio fratello non aveva avuto il coraggio di appenderla in camera, ma sentivo che parlava di lei con i suoi amici, lui aveva tredici anni nel 1987, e iniziava ad abbassare la voce, quando parlava bisbigliava, ed io avrei voluto sentire tutte quelle  sue conversazioni, ma non mi era con
sentito. Poi c’era Patrizia, la sorella maggiore di Barbara, che aveva cinque anni più di noi, era grandissima, ed era stata bocciata due volte alle medie, ed era rispettata da tutti, anche da mio fratello che andava nella stessa scuola ed era un secchione. Lei si comprava le cassette di Madonna. Continua a leggere »

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la ballata dei cinque cuori

17 Dicembre 2010
Scritto da: Annalisa Salvador

Sotto un’antica quercia si rifugiarono un giorno cinque piccoli cuori, erano tanto tristi e tanto stanchi.
Il primo era triste perche’ anche se amava tanto sorridere non aveva nessuno che gli facesse compagnia, il secondo era tanto stanco di sperare che gli succedesse qualcosa di bello , il terzo era veramente inconsolabile, piangeva tutto il giorno e non riusciva a smettere. Il quarto cuore avrebbe tanto voluto volare e vivere fantastiche avventure ma non riusciva a sognare ed infine il quinto ed ultimo cuore, il piu’ piccolo e tenero di tutti aveva cosi’ tanta paura di vivere che non usciva mai di casa perche’ temeva di farsi male. Continua a leggere »

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la scuola fa male
il libro di James Marcus Bach

16 Dicembre 2010
Scritto da: Rossella Grenci

La scuola fa male! Questo è quello che sostiene James Marcus Bach (figlio del già noto Richard, autore del gabbiano Jonathan Livingston) nel suo primo libro, pubblicato in Italia recentemente da Sperling & Kupfer (€ 16,00). Come potete immaginare un titolo così mi ha incuriosito, soprattutto se comprato una sera di una fredda domenica invernale girovagando in libreria… Purtroppo, nonostante i buoni propositi dell’autore, il libro non è stato all’altezza delle mie aspettative. Questo non vuol dire che non offra degli spunti Continua a leggere »

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se mi perdessi in una tazza di tè

14 Dicembre 2010
Scritto da: Francesca Verde

Non tutti sanno, ma forse è la dolce inconsapevolezza a guidarci, che il tè è una bevanda che riguarda l’esistenza ed il modo di stare di ciascuno di noi sulla Terra. Il significato di queste due lettere, messe in relazione attraverso una delle infinite formule alchemiche del linguaggio, ci conduce, in maniera imprevista, alla scoperta di una risposta alla domanda che ognuno, almeno una volta nella vita, si è posto ma a cui non ha dato peso. Ancora una volta, si tratterrebbe del dolce cullarsi nell’inconsapevolezza dell’essere. Il perché, poi, è cosa inutile se si sente che per vivere non è importante pensare. Continua a leggere »

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la rana nel pozzo
(Li Cunxin L’ultimo ballerino di Mao)

14 Dicembre 2010
Scritto da: Roberta Diliddo

L’ultimo ballerino di Mao, di Li Cunxin (Cairo Editore, pagg. 457, € 18,50). Eccomi qui a raccontarvi un altro viaggio. Questa volta la meta è la Cina di Mao. Quello che mi incuriosiva di questo libro era sapere, da chi aveva vissuto lì, in quel momento storico, cosa volesse dire. Che non sia stato un periodo facile per la Cina lo sapevo, ma la quotidiana durezza, il rigoroso e asfissiante controllo della vita e delle emozioni si capisce meglio se a raccontartelo è un bambino. Il protagonista si chiama Li Cunxin, nasce il 16 gennaio 1961 in una comune nelle campagne Continua a leggere »

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Lentamente muore

13 Dicembre 2010
Scritto da: Annalisa Liuzzi
Elenco delle cose che renderebbero migliori le donne e gli uomini se tutti le mettessimo in pratica.
Un titolo malinconico per una perla poetica che è in realtà un Inno alla Vita.
Lentamente muore di Pablo Neruda
Lentamente muore
chi diventa schiavo dell’abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco
e i puntini sulle “i”
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore
davanti all’errore e ai sentimenti.
Lentamente muore
chi non capovolge il tavolo,
chi è infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l’incertezza per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita, di fuggire ai consigli sensati.
Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in se stesso.
Muore lentamente chi distrugge l’amor proprio,
chi non si lascia aiutare
chi passa i giorni a lamentarsi
della propria sfortuna o della pioggia incessante.
Lentamente muore
chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.
Soltanto l’ardente pazienza
porterà al raggiungimento
di una splendida felicità.

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Lisa See La ragazza di giada

6 Dicembre 2010
Scritto da: Chiara Balzarotti

Lisa See, La ragazza di giada (Tea, € 8,60).Uno degli antichi saggi scrisse: «La poesia che componi ha qualche valore solo nel momento in cui provi una sofferenza estrema». Gu Ruopu, la grande poetessa, rispondeva a quella osservazione quando commentò: «I funzionari e gli eruditi incidono la loro stessa carne e scavano nelle ossa, facendosi venire i capelli bianchi e consumando la vita nel tentativo di comporre versi cupi e malinconici» (pag 109). La giovane Peonia, ormai prossima alle nozze con uno sconosciuto, con i suoi piedini perfetti, costretti nelle fasce dalla tenera età, spiega con queste parole la sua scelta di non mangiare più: una scelta che troppe ragazze fanno anche ai nostri giorni, in tutto il mondo, non solo nella Cina del XVII secolo. Peonia ci mostra il cuore di queste ragazze: un cuore che arde di amore e che si consuma lentamente, fino a salire in cielo come fumo, come un anima dispersa che bramerà senza sosta quell’amore che non ha ottenuto in vita.

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Ji-Young Gong Come una sorella

2 Dicembre 2010
Scritto da: Chiara Balzarotti

Ji-Young Gong Come una sorella (Baldini Castoldi Dalai, 2007, € 14,50).

«Non lo sapevi che è un errore gravissimo dare dell’acqua fredda a un cavallo che sta male?».
«No, non lo sapevo, nonno. Sai che volevo molto bene a quel cavallo. E sai quanto fossi fiero di lui», rispose il ragazzo.
Il nonno si fermò a riflettere qualche istante, poi disse: «Ascolta, ragazzo mio: amare vuol dire sapere come amare» (pag 153).
Sono queste le parole di un racconto che legge la piccola Jiang, protagonista di un grande libro della lettura coreana contemporanea, parole che segnano dall’inizio alla fine il suo delicato rapporto con Bongsoon, la domestica che le fa da madre, da sorella, da amica e che immancabilmente le darà delle delusioni. Un romanzo semplice e allo stesso tempo intenso, perchè fa riflettere sul nostro modo di amare e prenderci cura degli altri.

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