una citazione molto attuale
(Philip Roth Ho sposato un comunista)

9 Novembre 2010
Scritto da: Adele D’Amato

Proprio in questi giorni mi è tornato in mente quanto Philiph Roth scrisse nel 1998 nel suo libro Ho sposato un comunista (Einaudi, 2005, € 11,50). Le parole del libro si riferivano al maccartismo ma mi sono sembrate quanto mai attuali: «…Quando la tragedia umana si è compiuta, la si passa ai giornalisti affinché banalizzandola, la trasformino in spettacolo. Continua a leggere »

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Richard Powers Il tempo di una canzone

7 Novembre 2010

Scritto da: Adele D’Amato

Uccello e pesce possono innamorarsi? No, secondo il sentire comune dell’America a ridosso della seconda guerra mondiale, intrisa di razzismo fino alle ossa. Eppure è quello che accade ai due capostipiti e protagonisti del libro di Richard Powers, Il tempo di una canzone (Mondadori, 2006, € 23,00). Lui è un fisico ebreo tedesco che ha lasciato la famiglia in Europa, lei un’infermiera di colore che studia canto. Si incontrano nel 1939 al Lincoln Memorial di Washington durante un famoso concerto della prima cantante lirica di colore, Marion Anderson, e lì si innamorano. Decidono di sposarsi, nonostante la contrarietà di tutti, perché “non credono nella razza”. I tre figli nati da questo sogno non sono né pesce né uccello, sono “unici”. La loro vita permeata  in ogni momento dal canto e dalla musica – elementi collanti in questa famiglia sui generis – non sarà facile. Continua a leggere »

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Antonio Pennacchi Canale Mussolini

2 Novembre 2010
Scritto da: Alessandra D’Ottone

«Per la fame. Siamo venuti giù per la fame. E perché se no? Se non era per la fame restavamo là. Quello era il paese nostro. Perché dovevamo venire qui? Lì eravamo sempre stati e lì stavano tutti i nostri parenti. Conoscevamo ogni ruga del posto e ogni pensiero dei vicini. Ogni pianta. Ogni canale. Chi ce lo faceva fare a venire fino qua? Ci hanno cacciato, ecco il perché. Con il manico della scopa. Il conte Zorzi Vila. Ci ha spogliato di tutto… Fu un esodo. Trentamila persone nello spazio di tre anni – diecimila all’anno – venimmo portati quaggiù dal Nord. Dal Veneto, dal Friuli, dal Ferrarese. Portati alla ventura in mezzo a gente straniera che parlava un’altra lingua. Ci chiamavano “polentoni” o peggio ancora “cispadani”. Ci guardavano storto. E pregavano Dio che ci facesse fuori la malaria». Con il suo ultimo romanzo, Canale Mussolini (Mondadori, € 20,00), Antonio Pennacchi (già noto al pubblico con successi editoriali quali  Mammut,  Palude. Storia d’amore, di spettri e trapianti, Una nuvola rossa e Il fasciocomunista, poi riproposto in versione cinematografica con il film Mio fratello è figlio unico), si è aggiudicato l’ambito  Premio Strega 2010. Continua a leggere »

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mentire aiuta a mutare? forse
(Amélie Nothomb Causa di forza maggiore)

29 Ottobre 2010
Scritto da: Stefano Iacus

Amélie Nothomb, Causa di forza maggiore (Voland, 2009, € 14,00). È un piccolo, frizzante e divertente libro che mi ha attratto per la magnifica copertina francese (parzialmente riprodotta nelal versione italiana). Due uomini ad una festa si scambiano opinioni su quanto sia sconveniente che qualcuno muoia in casa tua. Uno dei due sostiene che se chiami la polizia sei subito tra i sospettati, meglio chiamare un taxi prima che arrivi il rigor mortis e farsi portare in ospedale assieme all’amico “molto malato”. Arrivati al pronto soccorso un medico constaterà il decesso in presenza di testimoni. Per Baptiste un tale comportamento è assurdo: “cosa c’è di male? Io chiamerei subito la polizia”, dice. Sta di fatto che il giorno successivo uno sconosciuto bussa alla sua porta trafelato e chiede di poter fare una telefonata ma non appena dall’altra parte della cornetta rispondono, il malcapitato, colto da infarto, muore! Ed è qui che parte il racconto. Baptiste non chiama la polizia ma si scambia i documenti con lo sconosciuto e si impossessa della sua identità lasciando che la polizia trovi il “suo” cadavere e si lancia in una nuova vita. Va a casa dello sconosciuto e viene accolto dalla moglie, ignara vedova, che si nutre solo di bollicine di champagne e non ha nome, ma si fa chiamare con il nome preferito dall’interlocutore. Il resto è spassoso e da leggere. Baptiste, pezzo dopo pezzo, perde (o si libera de) il suo passato ma con sollievo, prende una nuova identità e si scorda della sua molto velocemente.
Benché intriso di elementi surreali la Nothomb abilmente inzuppa il racconto di verosimilie, così che rimane fino all’ultima pagina il sapore di “be’, potrebbe anche accadere”. In fondo siamo tutti tendenti al mutamento, e a volte mentire aiuta a liberarsi del passato.

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Elizabeth Strout Amy e Isabelle

27 Ottobre 2010
Scritto da: Annalisa Liuzzi

Elizabeth Strout, Amy e Isabelle (Fazi, 2010, 19,50). Sei consapevole di essere in un’anonima cittadina americana  ma non sai in che tempo si svolga la storia. Sai di essere in una storia di donne e di essere in un microcosmo nel quale tutte le protagoniste celano dei segreti. C’è Isabelle che cerca di nascondere qualcosa attraverso decoro e perbenismo; c’ è  Amy , tenera ed adolescente, che cerca di imporsi e di trovare la sua collocazione nella “cittadina americana”. C’è un filo sottile che lega le due donne; un filo del quale senti la presenza, sin dall’inizio del libro. C’è una linea sottile che le divide e che le  tiene vicine. Senti che il rapporto fra le due è teso. Senza accorgerti sei avvolta in un mantello dal quale non puoi sottrarti fino all’ultima pagina. Ogni parola, ogni descrizione, ogni dialogo ti spinge a lasciare il libro sullo scaffale, non terminarlo. Ma vince il desiderio di giungere alle fine ed allora ciò che hai sopportato sarà scombussolato da un finale in cui tutte le incomprensioni, le cose non dette e le ostilità ritorneranno al loro posto. Il mondo di Amy ed Isabelle crollerà in una notte in cui anche tu, sarai capace di rimettere tutto al proprio posto e niente sarà più come prima perché sarai ripagata e chiuderai il libro sapendo che ti ha suscitato qualcosa per cui è valsa la pena, nel vero senso della parola.

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Goliarda Sapienza L’arte della gioia

19 Ottobre 2010
Scritto da: Maria Teresa Verdirame

L’arte della gioia di Goliarda Sapienza (Einaudi, 2009, € 14,50) è un libro avvincente e affascinante. Ha come protagonista una donna eccezionale, che fin  da bambina  intuisce che il suo destino  non  è quello di rimanere nell’ambiente gretto e meschino dove vive. Dotata di una grande capacità di osservazione e di una intelligenza machiavellica, usa ogni mezzo, senza rimorsi, per togliere dal suo  cammino di vita tutto ciò che può ostacolare il suo infinito desiderio di libertà. Anarchica, libera e spregiudicata vive in una società piena di pregiudizi  senza lasciarsi condizionare, così come non si lascia avviluppare dall’affetto possessivo dei figli. Non sfugge però all’arte dell’amore che lei considera appunto  “l’arte della gioia”. «Ora capisco, tante cose ho imparato nella vita mai a prevenire l’amore!… Si può prevenire l’amore Mimmo? Puoi prevenire l’intelligenza degli altri, i fatti della storia, anche il destino – Te lo concedo, anche il  destino – ma l’amore mai!»  ( pag. 509/510) .

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Silvia Avallone Acciaio

16 Ottobre 2010
Scritto da: Elvia Grazi

Silvia Avallone, Acciaio (Rizzoli, 2010, € 18,00). Un libro d’esordio, incredibile, se  si pensa all’età dell’autrice : 26 anni. Solo 26. Non sembrerebbe nello scorrere le pagine. L’autrice ha il raro pregio, per il quale sembrerebbero essere necessarie una maturità e una capacità di sintesi che di solito si raggiungono  in un’età più matura, di raccontare realtà crude senza perdere in freschezza e poesia. Così sembra di vederla, quella via Stalingrado in cui i palazzi sorgono l’uno accanto all’altro, impilati come loculi di un cimitero. Si scorge la spiaggia, di sabbia e ruggine, con cumuli di alghe che i ragazzini, mentre si tuffano e giocano , non vedono. Per loro quello è il paradiso. Come lo è per Francesca ed Anna, le protagoniste del romanzo. Continua a leggere »

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Mary Karr Il club dei bugiardi

12 Ottobre 2010
Scritto da: Paola Romagnoli
www.paolaromagnoli.it

È chiaro sin dalle prime righe del romanzo autobiografico Il Club dei bugiardi della statunitense Mary Karr (edito da Bur) che ad attendere il lettore è la sinuosità di un dramma. Eppure ad emergere e conquistare in quest’infanzia anni Sessanta sul suolo del Texas è il bisogno d’amore inseguito da Mary, bambina dalla consapevolezza precoce e con gli occhi puntati su genitori che, comunque sia, si vorrebbe assolvere. Una madre rapita dall’alcol e dalla disillusione e un padre perlopiù fuori casa; ma anche una madre che inonda le stanze delle note sensuali della Carmen quando è di buon umore, e un padre che chiama la figlia “trappolina” ed emana un “odore come di quercia tagliata di fresco”. Tutti pronti a riunirsi sul gigantesco letto matrimoniale per bizzarri picnic domestici. C’è la coscienza di esser ‘diversi’, anche a tratti sfortunati, ma via via che il mosaico della narrazione si completa si fa evidente quel che l’autrice stessa annuncia nell’introduzione: “Il Club dei Bugiardi è nato come lettera d’amore alla mia tutto-meno-che-perfetta famiglia”. E ci si abbandona, così, grati, a “una di quelle vecchie storie che t’infiammano e ti liberano, quelle vere”.

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Margaret Mazzantini Venuto al mondo

11 Ottobre 2010
Scritto da: Angela

Margareth Mazzantini, Venuto al mondo (Mondadori, 2oo8, € 20,00). Un viaggio che racconta l’amore, vissuto sullo sfondo della guerra a Sarajevo, “elenco dei vivi strappati alla vita, tutti nello stesso istante, nello stesso battito d’ali dello stesso diavolo”. Una mostra fotografica che porta indietro nel tempo, nel ricordo di Diego, padre di suo figlio Pietro.”La vita è come acqua, scompare, affonda e poi riaffiora dove può, dove deve”. Vi consiglio di leggerlo perchè quella storia prende davvero vita.

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Perché leggere oggi Il giovane Holden

10 Ottobre 2010
Scritto da Paola M.

J. D. Salinger, Il giovane Holden (Einaudi). È un libro che o si odia o si ama. Non esiste una via di mezzo. Si tratta della descrizione in prima persona di 48 ore della vita di un adolescente americano in piena crisi esistenziale, nel periodo natalizio degli anni ’50. Il racconto – che ha avuto un successo incredibile – va contestualizzato e valutato tenendo ben presente il periodo storico (1951) in cui fu scritto. Erano gli anni in cui andavano di moda l’esistenzialismo; in America c’erano la “gioventù bruciata”, i “Teddy boys”, e imperversava il mito di James Dean. E allora si comprende perché a quell’epoca un romanzo che parla di un adolescente benestante apatico, perennemente annoiato Continua a leggere »

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